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A circa 6 Km. da Melendugno vi è la graziosa frazione di Borgagne. Le sue origini più antiche sono riscontrabili nella cripta basiliana (ora è nascosta alla vista), sita nell’attuale piazza centrale; altra cripta vi è in località “Sbotta” e nella periferia del paese. In contrada Riggiano o Ruggiano resta il nome di una masseria, posta tra Borgagne e Torre dell’Orso, ad est di Pasulo, dove vi era una Cappella dedicata a Santa Marina, nel luogo dove c’era un Calogerato bizantino, che da lei prendeva il nome. Queste strutture a cripta, scavate nella roccia, sono molto utilizzate tra i sec. VII-XIII, a Borgagne, in tutta l’area melendugnese e, soprattutto, lungo il versante marino di San Foca, Roccavecchia e Torre dell’Orso.
A Borgagne i monaci basiliani e gli eremiti, conducendo vita comunitaria monastica o solitaria, vivono per più secoli; addirittura, all’incirca a due Km più a sud i monaci costruiscono una grancia basiliana, retta dai monaci dell’Abbazia di San Niceta di Melendugno che chiamano Pasulo.
Sulla scorta della presenza monastica si forma e si incentiva, in questo territorio, un villaggio, ed il Tasselli ci dice che, una certa frequentazione nel sito di Borgagne vi è, fino al XII sec., tanto che, il sito, appartiene ai feudatari di Lopa (Lopa=Lupiae) o Roccavecchia; successivamente i monaci basiliani, qui insediati, denominano il sito Vrani a conferma di una colonizzazione incontrastata sia religiosa che culturale, in questa fase storica.
Quando la frequentazione umana comincia a divenire più stabile, data la sua configurazione geologica, l’ARDITI ci fa sapere che Borgagne: “…siede in basso fondo a 24 mt. sul mare, tra due collinette, paludi prossime…” viene chiamato Burbaneum a ricordo sempre della sua appartenenza alla città di Rocavecchia.
Infine, quando il sito da piccola grancia diviene man mano sempre più abitato, a partire, almeno, dal XIII sec. Borgagne offre in abbondanza pascoli e coltivazioni, vi si trova l’acqua allo stato sorgivo, a 8-10 mt. di profondità; date queste favorevoli condizioni si sviluppano, perciò, le prime masserie fortificate e le case a corte.
E’, intorno, al XIV sec., data ormai la sua tradizionale e radicata natura agricola e pastorale, che viene chiamato Borgo d’Agne e perciò detto Borgagne.
Questo lievitare di prodotti agricoli e pastorali, che alimentano l’economia di Borgagne, fa sì che, non a caso dunque, lo stemma cittadino coniato - così come appare alla base della pila lustrale della chiesa matrice non può rappresentare che una cornucopia, simbolo dell’abbondanza, sita tra tre stelle. Borgagne da Università autonoma con le leggi napoleoniche passa a frazione di Melendugno.
In Borgagne una particolare attenzione è da attribuire a delle silenziose ma belle cinquecentesche case-torri che si stagliano qua e la per il paese. Sono belli da ammirare i loro muri cordonati e talvolta fregiati da archetti, alti su di un insieme di piccole case coperte da una volta a doppio spiovente e formate da canne e da tegole, la cui maggior parte sono in rovina.
Quelle umili case, provviste tutte dal camino, sia le case a corte, che le altre fortificate, a difesa dei Turchi o predoni che vengono dal mare, scorrenti sul canale d’Otranto e contro i malviventi che infestano il territorio, meriterebbero di essere tutelate e conservate, per cercare di salvare almeno qualcosa del passato di Borgagne che, certamente, sono più numerose di quelle che si conservano in Melendugno.
Un accenno si vuol fare, inoltre, a quelle case palazziate che spuntano tutte in corti chiuse, i cui ambienti sono caratteristici della nostra civiltà salentina.
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1) Giovanni CISTERNINO, “Insediamenti storico-architettonici nell'area melendugnese”, pagg. varie, Zane Editrice, Melendugno, 1995.
2) G. CISTERNINO-A. PETRACHI, “Il Baronato dei D’Amely nella Melendugno tra il XVIII ed il XX secolo”, pp. 231-241.
3) G. CISTERNINO, “San Foca e Torre dell’Orso nella storia”, Zane Editrice, Melendugno, 2000, pp. 15-16, 20, 24-25, 31, 33-38.
4) G. CISTERNINO, “De Bello Lupiensi”, Liber Ars editrice, Lecce, 2000, pp. 12, 19-20, 40, 82, 88.
5) G. GABRIELI, “L’Abbazia basiliana di San Niceta in Melendugno”, in Rinascenza salentina, Lecce, 1934, Primaria Tipografia,
La Modernissima
, pp. 58-65.
6) Archivio Parrocchiale di Melendugno.
7) Archivio Comunale di Melendugno.
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